|RECENSIONE| Educazione Siberiana – La trilogia di Nicolai Lilin

Ciao Amici Lettori!

Ben trovati con una nuova recensione (finalmente mi concedo un po’ di tempo per scrivere).

Innanzitutto come state? Come state affrontando questa quarantena? Spero stiate tutti bene, e speriamo che presto tutto possa tornare alla “normalità” e che le nostre vite ricomincino a tutta birra (in senso letterale, cioè con tanta felicità e anche tanta birra).

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La quarantena che gioca brutti scherzi!

In questi giorni mi sto dedicando tantissimo alla lettura, alla scrittura e a tutte le passioni che, per forza di cose, avevo un po’ accantonato a causa del lavoro e della stanchezza, diciamo che la quarantena mi ha dato modo di stare di più a casa e di fare VERAMENTE DI TUTTO. Una delle cose che ho potuto fare è stata riprendere in mando una trilogia che mi aveva colpita molto all’epoca della sua prima uscita, nell’ormai passato 2009: sto parlando di Educazione Siberiana, dell’autore russo Nicolai Lilin.

Beh, penso che la maggior parte di voi la conosca, o comunque ne avrete sicuramente sentito parlare proprio per lo scalpore e il rumors causato dalla sua uscita.

All’epoca si trattava di un solo libro, mentre ormai conta una trilogia completa, pubblicata da Einaudi sia singolarmente che tutti assieme. Ma bando alle ciance, vi lascio di seguito la scheda tecnica con un po’ di info generali.

nicolai lilin educazione siberiana
Titolo: Educazione siberiana – Caduta libera – Il respiro nel buio
Autore: Nicolai Lilin
Editore: Einaudi
Pagine: 348 (libro I)
Prezzo: 13€ su Libraccio

Sinossi: Cosa significa nascere, crescere, diventare adulti in una terra di nessuno, in un posto che pare fuori dal mondo? Pochi forse hanno sentito nominare la Transnistria, regione dell’ex Urss autoproclamatasi indipendente nel 1990 ma non riconosciuta da nessuno Stato. In Transnistria, ai tempi di questa storia, la criminalità era talmente diffusa che un anno di servizio in polizia ne valeva cinque, proprio come in guerra. Nel quartiere Fiume Basso si viveva seguendo la tradizione siberiana e i ragazzi si facevano le ossa scontrandosi con gli “sbirri” o i minorenni delle altre bande. Lanciando molotov contro il distretto di polizia, magari: “Quando le vedevo attraversare il muro e sentivo le piccole esplosioni seguite dalle grida degli sbirri e dai primi segni di fumo nero che come fantastici draghi si alzavano in aria, mi veniva da piangere tanto ero felice”. La scuola della strada voleva che presto dal coltello si passasse alla pistola. “Eravamo abituati a parlare di galera come altri ragazzini parlano del servizio militare o di cosa faranno da grandi”. Ma l’apprendistato del male e del bene, per la comunità siberiana, è complesso, perché si tratta d’imparare a essere un ossimoro, cioè un “criminale onesto”.

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Ma veniamo ora alla recensione di questa trilogia. All’epoca della sua uscita in libreria Educazione Siberiana aveva scatenato un vero e proprio caso, quello che andava raccontando l’autore era scioccante e nuovo: una comunità criminale con regole, usanze e stile di vita completamente al di fuori di quella che noi consideriamo “civiltà moderna”, collocata nel sud della Russia, in una regione come si suol dire “dimenticata da Dio”, chiamata Transnistria. Ragazzini educati fin dalla nascita alla normalità di un furto, una rissa, una condanna in prigione e, nei casi più gravi in cui era l’onore e la dignità di una famiglia ad essere in pericolo, a giustificarne anche un omicidio in tutta naturalezza.

Capite perché alla sua uscita in libreria questa storia aveva creato così tanto scalpore? Nella testa delle persone avevano iniziato a farsi strada una serie di domande, dubbi: “Ma esiste davvero? L’autore lo ha vissuto sulla propria pelle?”, e così via.

Le domande su quanto ci fosse di vero e quanto di inventato erano moltissime, alimentate oltremodo da questo alone di mistero che circondava Nicolai Lilin e il suo passato. La trama era anch’essa molto interessante, è la storia di una comunità a parte, qualcosa che la nostra mentalità, per come siamo nati e cresciuti, non riuscirebbe a concepire come normale; è anche la storia di una famiglia e di una amicizia tra Kolima – il protagonista – e i ragazzi del suo quartiere, impegnati con lui nella lotta contro le altre bande e la polizia del distretto di Bender.

Il tutto è reso ancora più originale dallo stile utilizzato dallo scrittore, molto espressivo nonostante la non perfetta padronanza della lingua italiana nella quale scrive i suoi libri (è russo ma parla e scrive in italiano meglio di molti italiani stessi); i momenti tragici, crudi e fin troppo realistici che ci descrive con estremo rigore e, al tempo stesso, la singolare e spiazzante ironia che caratterizza la tecnica narratoria.

Ho davvero AMATO questa storia. 

Ho letto Educazione Siberiana tutto d’un fiato, l’ho letteralmente divorato in pochi giorni. cadutaliberaE così sono andata avanti a leggere anche il secondo capitolo, Caduta Libera, scioccante quanto il primo e incentrato sulla guerra Cecena.

Qualcuno di voi se la ricorda? Qualcuno di voi l’ha mai studiata in modo approfondito? No, probabilmente come me non l’avete studiata, o forse molto poco, eppure è un capitolo tristissimo della storia moderna, di una crudeltà immensa verso il genere umano, verso i poveri e gli indifesi che subiscono le decisioni dei governi e delle macchinazioni politiche che ci sono dietro alle guerre. Il secondo episodio racconta delle vicende di Kolima all’interno del reparto Sabotatori dell’esercito russo, per il quale non ha avuto possibilità di scelta, è infatti stato costretto al servizio militare e ad arruolarsi per poi partecipare alle azioni di guerra contro “gli Arabi”.

L’ho trovato molto più difficile da leggere, forse per il suo contenuto pesante, in un elenco spietato di torture, morte, distruzione, decisamente poco romanzato e molto descrittivo verso armi e strumenti bellici utilizzati dai personaggi. Purtroppo come lettrice ho empatizzato poco con i protagonisti di questa vicenda, tuttavia mi rendo conto che l’intento dell’autore, in questo caso, fosse quello di creare un “manifesto” contro la guerra  e i suoi orrori, verso la libertà del suo paese, il quale nonostante i tempi moderni si trova tutt’oggi sotto dittatura.

61ru0eixLALIl terzo e ultimo libro, che conclude le avventure di Kolima, Il respiro nel buio, che attualmente ho in lettura mi ha preso un po’ di più rispetto al secondo ma non come il primo libro, tuttavia vi farò sapere cosa ne penso in una “mini” recensione.

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Vi lascio il trailer del film tratto da questo libro e prodotto dalla regia di Gabriele Salvatores, vi posso assicurare che è molto, molto interessante.

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Note sull’autore.

default.aspxNicolai Lilin è uno scrittore russo, di origine siberiana, nato nel 1980 a Bender, in Transnistria (stato indipendente riconosciuto oggi come Repubblica Moldava, ma all’epoca facente parte dell’Unione Sovietica). Scrive in lingua italiana.
Lilin è il suo pseudonimo, scelto in omaggio alla madre dell’autore, Lilia. In russo infatti Lilin significa “di Lilia”. Il suo vero nome, così come riportato all’anagrafe italiana, è Nicolai Verjbitkii.
Nel 2003 si è trasferito in provincia di Cuneo, dove ha fatto il tatuatore, avendo studiato per tanti anni i tatuaggi della tradizione criminale siberiana e imparato le tecniche e i codici complessi che li regolano. Dal 2010 vive e lavora a Milano.
Presso Einaudi ha pubblicato i romanzi Educazione siberiana (2009), tradotto in diciassette Paesi, e Caduta libera(2010). Del 2012 sono Il respiro del buio e Storie sulla pelle, del 2014 Il serpente di Dio, del 2016 Spy story love story e del 2018 Il marchio ribelle. Del 2016 è anche il libro fotografico Un tappeto di boschi selvaggi. Il mondo in un cuore siberiano, pubblicato invece da Rizzoli.
Gabriele Salvatores ha tratto un film dal romanzo Educazione siberiana, prodotto da Cattleya con Rai Cinema e interpretato da John Malkovich, uscito nel 2013.

Valentina ∼ Il Profumo dei Libri

2 pensieri su “|RECENSIONE| Educazione Siberiana – La trilogia di Nicolai Lilin

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